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Sempre più autore, Matteo Franceschini. Impudico, aspro, estremo. Musica di forte impronta onirica tra gesti strumentali labirintici e traslucidi, e ricercati sviluppi timbrici.

Angelo Foletto, La Repubblica

Convince la scrittura nervosa, vibratile, la sensibilità spiccata per il senso narrativo del racconto musicale, incalzante di variazioni, nella continuità del suo fluire. Il teatro strumentale di Matteo Franceschini possiede una perentoria libertà, una disinvolta sprezzatura nel seguire le inclinazioni della sua organizzata fantasia. Il riferimento più nobile, dal punto di vista della logica compositiva e dell’attrazione per il fiabesco, per ciò che sta oltre il sensibile, può essere Schumann.

Sandro Cappelletto

Nella musica vocale di Matteo Franceschini si annida una forma teatrale che si potrebbe definire ricorrendo a una antica figura retorica: l’“ipotiposi”. Con questo termine, un po’ desueto e arcaico (che letteralmente significa “io disegno”), si definisce la capacità che possiedono le parole di far vedere le cose in modo immediato, diretto, “iconico”. Cose materiali, come gli oggetti e le persone, ma anche cose immateriali come le idee, i concetti, i pensieri.

Guido Barbieri

Non è possibile mancare a My Way to Hell, un’operazione di “remix” attorno al mito d’Orfeo. Il compositore un po’ pazzo che ha intrapreso questo percorso si chiama Matteo Franceschini.

Antoine Pecqueur, La terrasse

Siamo al cospetto di un artista in grado di parlare all’ascoltatore con un linguaggio accattivante e non gravato da tecnicismi fini a se stessi.

Vincenzo Santangelo, Rockerilla

Matteo Franceschini dimostra competenza, maturità stilistica e tecnica compositiva. La casa dell'eremita, scivola addosso e permane dentro per il suo aspetto emozionale che si affianca ad un linguaggio sperimentale e di ricerca.

Antonella Iozzo, Bluarte

Set di Matteo Franceschini lascia il segno, secondo un rigore dal quale sboccia il respiro della musica, il senso del tempo sospeso e della sottigliezza timbrica.

Giangiorgio Satragni, La stampa

Il trentino Matteo Franceschini non ha ovvietà da rivelare. In Gridario racconta alcune bizzarre leggi proclamate nel ' 700 dall'aristocrazia della sua terra e le fa commentare da un coro alpino che rappresenta il popolo che le subisce, mentre l' elettronica ricorda che la narrazione ha luogo oggi. Ecco venirne una contaminazione di oggetti sonori abile ed intelligente.

Enrico Girardi, Il corriere della sera.

Nella sua opera My way to hell, Franceschini ha il grande merito di ritornare alle origini del mito greco. Meglio, di rivitalizzarlo con una notevole freschezza e spontaneità.

Laurent Vilarem, la lettre du musicien

La partitura di Ardus [Chanto II] si presenta come una sorta di viaggio platonico nel mondo delle idee. Grida e urla si accumulano, fustigate dall’inquietudine degli archi. Un momento effervescente, l’orchestra sembra in ebollizione.

Michael Hambersin